Christine Lagarde durante la conferenza stampa di ieri ha affermato che la crescita in Area Euro resta debole anche se tale debolezza è prevalentemente dovuta a fattori globali. Sebbene qualche piccolo segnale positivo sia arrivato dal mercato del lavoro, la BCE manterrà una politica monetaria accomodante nel lungo periodo, seguendo le orme di Mario Draghi. Nonostante i dati PMI manifatturieri in Europa usciti sopra le aspettative un po’ ovunque (Italia, Germania, Francia e Spagna), a muovere il cross sono stati il “ToT” (Trump on Twitter) e l’ISM americano (sceso da 48.3 a 48.1, quarto calo consecutivo) che hanno portato EURUSD di nuovo in area 1.1100.
Ma torniamo al ToT, perchè la Sisal nel ’97 avrà anche lanciato il Superenalotto, ma come dà i numeri Trump… Ha iniziato con la Fed, sollecitandola ad abbassare i tassi al di sotto dello zero per non far rimanere gli USA svantaggiati nei confronti degli altri Paesi nei quali questi livelli sono standard da diverso tempo. La sua tesi è semplice: la politica ‘’wait and see’’ della banca centrale americana ha fatto ottenere un vantaggio economico ai Paesi che hanno svalutato le proprie valute. E partendo da qui ecco un bell’attacco via Twitter a due economie che hanno subito forti svalutazioni, Brasile e Argentina (nessuno deve avergli detto che i due Paesi hanno speso centinaia di milioni di dollari per tentare di sostenere la propria valuta). E dato che il suo social preferito va usato anche per dare indicazioni sulle politiche commerciali, perchè non rilanciare attraverso un tweet l’ipotesi di aumento dei dazi su acciaio e alluminio dei due Paesi? Un bel regalo di Natale in anticipo.
Le minacce di nuovi dazi non si limitano al Sud America, ma attraversano l’atlantico e arrivano fino a Parigi: il governo americano ha infatti annunciato un aumento delle tariffe fino al 100% su vari beni francesi, tra cui Champagne e pelletteria, in risposta ad una nuova digital tax francese che danneggerebbe le imprese tech statunitensi.

Performance deludente anche per la sterlina, che si è indebolita nella giornata di ieri facendo registrare un deprezzamento dello 0.7% contro euro (0.8537). Il market mover è da ricercare, ovviamente, nella situazione politica del Paese a dieci giorni dalle elezioni. Secondo il sondaggio svolto da ICM per Reuters, il primo ad essere condotto dopo l’attacco di venerdì a Londra, il partito conservatore rimane in vantaggio di 7 punti sui laburisti. Il mercato però ha paura di una possibile sospensione post elezioni con conseguente incertezza politica ed economica e quindi a nulla sono valsi i PMI manifatturieri usciti superiori alle attese.
Cambiamo emisfero per scoprire che stanotte la Banca Centrale australiana ha lasciato inviariati i tassi d’interesse sui depositi allo 0.75%. Ciò ha portato l’apprezzamento del dollaro australiano contro euro fino a un massimo di 1.6171.

CALENDARIO ECONOMICO
01:01 – Vendite al dettaglio inglesi
08:59 – Variazione del tasso di disoccupazione spagnolo
11:00 – Indice dei prezzi di produzione europeo
11:45 – Discorso del membro MPC Hearings
14:55 – Redbook americano
18:30 – Discorso di Coeuré della BCE

EURUSD: 1.1068
EURGBP: 0.8526