Che sorpresa i dati usciti venerdì! Non per i numeri in se, ma perchè hanno svelato il segreto di pulcinella: l’economia tedesca non è più la proxy di quella europea. I PMI tedeschi, in ogni loro forma, hanno battuto le attese e in 2 casi su 3 sono usciti sopra 50 (livello che indica una crescita), mentre l’economia europea ha deluso sotto ogni aspetto, in particolare il comparto manifatturiero (45.2). La moneta unica non è il marco e si è comportata di conseguenza: giù contro dollaro come se non ci fosse un domani fino a raggiungere livelli che sembravano lontanissimi solo due settimane fa (1.1020).
Venerdì ha anche parlato la Lagarde… ed è riuscita a stupirci, riscrivendo per l’ennesima volta la definizione di “inutile” con la seguente affermazione: “stiamo vedendo l’inflazione muoversi di poco, ma questo è relativo”. E quindi? È un modo per dire che per il momento la BCE non cambia la politica economica? Se si, dirlo chiaramente non è più semplice?
Nel frattempo oltreoceano registrano una crescita della produzione ai massimi da dieci mesi. Tra gli indicatori chiave, il PMI composito e il PMI dei servizi sono usciti al di sopra delle aspettative (rispettivamente 53.1 e 53.2).
E i dazi direte voi? Beh ovviamente abbiamo novità anche su quest’argomento, anche perchè il Tycoon è la prova vivente del concetto “l’appetito vien mangiando”. L’8 febbraio entreranno in vigore nuove tariffe sui derivati dell’acciaio (25%) e dell’alluminio (10%). I Paesi esclusi sono Argentina, Australia, Canada e Messico per l’alluminio, cui si aggiungono Brasile e Corea del Sud per acciaio. Il provvedimento in realtà è la risposta necessaria a quanto accaduto l’anno scorso: l’introduzione dei dazi su acciaio e alluminio ha ridotto l’importazione della materia prima ma aumentato quella dei suoi dervati… con un effetto quindi negativo per gli USA se guardiamo a tutta la filiera produttiva. I nuovi dazi rappresentano la risposta ovvia e scontata, ma anche la peggiore dal punto di vista del benessere globale (perdonaci Mr. President, continuiamo a pensare che i dazi siano una pessima idea).

Ad evitare che si parlasse solo di litigi riguardo gli Stati Uniti ci ha penasto Mnuchin: il Segretario del Tesoro si è detto ottimista riguardo l’accordo commerciale con il Regno Unito, affermando di voler raggiungere la firma entro la fine dell’anno. Secondo noi questo ha maggiori probabilità di essere raggiunto nel 2020 rispetto a quello con l’UE, in quanto entrambe le parti hanno un “nemico” comune, l’UE stessa: gli USA vorrebbe accaparrarsi parte delle importazioni UK e Johnson avrebbe sicuramente una maggior forza contrattuale qualora avesse le spalle coperte da Trump.
Rimaniamo oltremanica per segnalare dati positivi usciti venerdì (PMI sopra le attese), che non sono bastati però ad evitare che la sterlina si deprezzasse contro euro in quanto rimangono oltre il 50% gli operatori che si aspettano un taglio dei tassi da 0.75% a 0.50% nella prossima riunione della Bank of England il 30 gennaio.

CALENDARIO ECONOMICO

10:00 – Rapporto della GfK sul clima fra i consumatori tedeschi
10:00 – Indice IFO tedesco
15:30 – Discorso del membro del FOMC Williams
16:00 – Vendita di nuove abitazioni americane (Dic)

EURUSD: 1.1024
EURGBP: 0.8422